La grotta nel culto micaelicoLa grotta come “luogo sacro” ha origini antiche. Risale al periodo in cui l’ uomo, evolvendosi da cacciatore nomade in agricoltore stanziale, non le utilizza più come abitazione-rifugio, perché si è insediato in capanne e ha imparato a costruire case, ma ne assume alcune come “luoghi di culto”. Generalmente queste grotte presentano nell’ interno, spesso su pareti di non facile accesso, pitture rupestri che dimostrano, a partire dalla preistoria, la loro funzione sacrale. Dal punto di vista simbolico la grotta è l’ archetipo dell’utero materno. Essa è presente nei miti d’origine, di rinascita e d'iniziazione di molti popoli. Nella mitologia cretese, Zeus trascorre l’ infanzia in una grotta del Monte Ida; il dio Mitra nasce da una roccia in una grotta. Platone considera la caverna come un luogo di passaggio dalla terra al cielo, dal mondo delle cose al mondo delle idee. Nella Bibbia, la grotta è, anzitutto, il luogo della presenza misteriosa di Dio (cf. Il ciclo del Profeta Elia in QUIS UT DEUS ?QUIS UT DEUS ?
San Michele, principe degli angeli, è menzionato già nell'Antico Testamento in particolare nel libro di Daniele (10,13.21; 12,1) in cui è indicato come il difensore del popolo ebraico e il capo supremo dell'esercito celeste che difende i deboli e i perseguitati.
Nel Nuovo Testamento, San Michele Arcangelo è presentato come avversario del demonio, vincitore dell'ultima battaglia contro satana e i suoi sostenitori ( Ap 12). Nella Bibbia, l'autore sacro descrive la vicenda della caduta del primo angelo che fu sedotto dall'ambizione di diventare "come Dio", di qui la reazione dell'arcangelo Michele, il cui nome (in ebraico suona Mi - ka - El e significa Chi come Dio? -in latino Quis ut Deus) rivendica l'unicità di Dio e la sua inviolabilità. Egli vigila sui figli del suo popolo da cui uscirà il Salvatore; ora il nuovo popolo di Dio è la Chiesa , che perciò lo considera come proprio protettore e sostenitore in tutte le sue lotte per la difesa e la diffusione del Regno di Dio sulla terra. A San Michele è attribuito il titolo di Arcangelo, lo stesso titolo con cui sono designati Gabriele (forza di Dio) e Raffaele (Dio ha curato). |



